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L’umarell. Concato omaggia la Milano colpita dal Covid-19

l'umarell

L’umarell. Termine dialettale bolognese che si traduce letteralmente in “omarino”, si riferisce a quegli anziani, un po’ ricurvi che osservano la vita scorrere con le braccia dietro la schiena. L’umarell è anche il nuovo singolo di Fabio Concato, il cantautore milanese di “Domenica bestiale” e “Fiore di maggio”. Pubblicato ieri a sorpresa sui social (pagina Facebook Fabio Concato), non si tratta di un’uscita casuale, è un omaggio di cuore alla sua città natale, Milano, tra le più colpite dal covid-19. C’è sempre una prima volta e questa, per il cantautore è quella in cui canta in dialetto, lui che aveva cantato in napoletano “La canzone di Laura” scritta appositamente da Pino Daniele ma mai in milanese. Sembra una contraddizione poiché il titolo, effettivamente è in dialetto bolognese ma non poteva che essere così perché a ispirare la canzone è stato proprio un “umarell” anzi, la statuetta di un “umarell”.

Un dialogo immaginario quello tra Concato e la statuina rossa, un vecchio regalo che da qualche tempo lo guardava da quel leggio sul pianoforte. Si sentiva osservato, il cantautore proprio come uno dei tanti cantieri “controllati” da tutti quegli umarell veri, quelli che oggi, a causa della pandemia e del confinamento, non vediamo più e ci mancano. E così è scattato tutto, quell’omino che troneggia nel suo studio, sembrava quasi chiedergli cosa stesse facendo in questo momento drammatico, quale fosse il suo contributo. L’unico modo per rispondergli era, naturalmente, componendo canzoni e così ha fatto. In due ore era pronta L’umarell. Il dialetto è venuto spontaneo, dal cuore, anche se lui lo parla pochissimo. Da cuore a cuore, quello di Milano, così duramente colpito dal virus. Un omaggio che si estende a tutta la Lombardia, all’Italia intera ma anche un augurio. Che tutto questo ci lasci un mondo migliore perché la natura ci ha fatto capire che così non si poteva andare avanti. L’umarell, registrata con il telefonino, è anche un saluto a tutte le persone, in particolare gli anziani, i più deboli, che se ne sono andati in silenzio, nell’ombra senza il conforto di una carezza. Così in questo momento di emergenza e di confusione dove la resilienza collettiva è affidata alla coscienza di ognuno, il contributo di Fabio Concato è la musica, strumento potentissimo, un conforto che ti abbraccia senza toccarti, anche a distanza.

 

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