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«Senza riforme non andrà tutto bene»: la lettera degli studenti al premier Conte

La giornata mondiale dello studente, quest’anno, è stata un’occasione per riflettere sullo stato corrente della scuola italiana – uno dei settori più indeboliti dalla pandemia, nonostante si sia proposta sin da subito la soluzione della didattica a distanza. Mancanza di accessibilità, disorganizzazione generale, perdita di occasioni sociali: sono questi i principali temi sottolineati nella lettera al premier Conte che porta la firma di Federico Allegretti, coordinatore nazionale della Rete degli studenti medi, e di Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari. Entrambi sono concordi nel sostenere che l’attuale generazione di studenti, dalle primarie sino ai più alti gradi dell’istruzione, sta pagando un prezzo altissimo.

«Il Covid-19 ha fatto emergere quelli che sono i limiti strutturali del nostro sistema d’istruzione e universitario», si legge nel testo «Se c’è qualcosa che possiamo e dobbiamo imparare dalla crisi in corso, è che non sarà possibile superarla come se niente fosse, tornando in maniera indolore alla normalità, perché quella normalità era in molti casi il problema».

Sebbene la necessità di una soluzione a distanza per il contenimento dei contagi sia ben chiara, in termini pratici le mancanze della Dad così come organizzata attualmente risultano evidenti. In particolare, sottolinea il testo, l’università è stata messa ai margini di qualsiasi decisione che riguardasse la scuola. Il funzionamento della didattica a distanza, negli scorsi mesi, è stato legato direttamente a doppio filo ai livelli di avanzamento tecnologico degli atenei stessi – questo senza tener conto della mancata accessibilità del mezzo, soprattutto nelle aree rurali e interne al Paese dove la connessione internet instabile può equivalere alla bocciatura in tronco ad un esame.

Inoltre, la mancata accessibilità alla didattica a distanza può accelerare drammaticamente il processo di dispersione scolastica, soprattutto per quegli studenti che non possiedono i mezzi per poter seguire le lezioni – e non è raro che, in un nucleo familiare, esista un unico computer o un unico tablet da dividersi tra lavoro e lezioni.

La lettera cita come appiglio il programma Next Generation Eu, un pacchetto finanziario europeo che prevede la possibilità di investimenti massicci anche nel settore scolastico – investimenti che potrebbero colmare almeno le lacune tecniche presenti.

«Senza una profonda riforma del sistema d’istruzione semplicemente non andrà tutto bene», continua ancora la lettera «Non andrà tutto bene​ se non si ripenserà all’intero impianto dell’istruzione scolastica, dall’organizzazione della didattica fino alla necessaria riforma dei cicli di istruzione, che permetta a ragazze e ragazzi di essere alla pari dei loro coetanei europei, innalzando l’obbligo scolastico a 18 anni per combattere la dispersione scolastica».

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