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Dpcm, ecco le restrizioni previste nel nuovo decreto in arrivo stasera

Dpcm, immagine generica del Premier Giuseppe Conte che firma un documento

Coprifuoco in tutta Italia, Paese diviso in tre aree e didattica a distanza al 100%. Questi i pilastri del nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) che, secondo fonti vicine a Palazzo Chigi, arriverà stasera. Una percentuale di dubbio va necessariamente introdotta, perché la firma dell’ultimo decreto è arrivata in ritardo rispetto a quanto previsto; a far slittare la firma è stato un aspro confronto con le regioni.

Giornata intensa per il Premier Giuseppe Conte. Previsti aggiornamenti con il Comitato Tecnico scientifico. Nel pomeriggio è calendarizzata una videoconferenza con le regioni per chiudere la bozza, già ampiamente introdotta ieri in Parlamento.
Durante l’informativa il premier è apparso teso, ha spiegato come il tutto evolverà in base al quadro epidemiologico che attualmente risulta «critico e preoccupante» e il livello di pressione sul sistema sanitario.

Non si parla di lockdown nazionale come avvenuto a marzo ma di chiusure territoriali, che le regioni devono concordare con il Ministero della Salute e il suo titolare, Roberto Speranza. Tre gli scenari di rischio previsti, in base al numero di contagi. Più la curva si alza, più le regioni emanano misure restrittive, fino a un ipotetico scenario 4, che si attiva con un’ordinanza a firma di Speranza e che prevede il lockdown più restrittivo.

L’idea è quella di applicare alcune misure su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dal quadro epidemiologico. Il primo è il coprifuoco serale. Il dubbio è sull’orario di applicazione: dalle 18, dalle 20 oppure dalle 21.
Prevista la chiusura di musei e mostre e lo stop allo spostamento tra regioni. Stretta anche per il trasporto pubblico locale, giudicato dai medici come il punto nevralgico della gestione epidemiologica. Il numero di utenti per corsa dovrebbe scendere al 50% della capienza totale.
Altro nervo scoperto riguarda la chiusura dei centri commerciali nei fine settimana e la spinta verso il 100% della didattica a distanza (Dad) per le scuole di secondo grado.

Dpcm, ecco l’Italia divisa in aree di rischio

Se dovesse essere confermata l’idea di dividere l’italia in aree di rischio, dovremmo avere 3 tipi di “zone”.

Zona verde, area a basso rischio di contagio. Previsto il coprifuoco alle 21, la riduzione del carico sul trasporto pubblico locale e chiusura nei fine settimana dei centri commerciali.

La zona arancione è dedicata al rischio medio, e prevede la didattica a distanza per le superiori e coprifuoco serale. Le attività relative alla cura della persona (parrucchieri ed estetisti) rimangono aperti. Porte cihuse, invece, per bar, ristornati e musei.

L’area di rischio 3, zona rossa, prevede la chiusura di tutte le attività considerate non essenziali: bar, ristoranti, centri estetici, parrucchieri, negozi di abbigliamento e la necessità di spostarsi con autocertificazione. Aperte le industrie e scuola in presenza fino alla prima media.

Nel caso più critico si realizza una zona relativa allo scenario 4, cioè il lockdown vero e proprio come vissuto la scorsa primavera. Dall’esecutivo giallo-rosso si cerca di evitare tale scenario mentre alcune regioni, come la Campania, lo chiedono da diversi giorni per porre un freno ai contagi e organizzare per tempo riaperture nel periodo natalizio.
Se il Natale 2020 dovesse trascinarsi le chiusure, il rischio è di perdere 25 miliardi di euro di spesa.

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