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Omicidio Floyd. Arrestati tutti i poliziotti coinvolti

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Omicidio Floyd

Nuova svolta nel caso Floyd. Tutti gli agenti coinvolti nell’omicidio sono stati arrestati. Il primo è stato J. Alexander Kueng, l’unico a consegnarsi e poi ci sono Thomas Lane e Tou Thao che sono stati portati nel penitenziario della contea di Hennepin. Dereck Chauvin invece, l’agente che lo ha soffocato è in prigione dalla scorsa settimana per omicidio. L’accusa per lui potrebbe nei prossimi giorni essere aggiornata, da omicidio colposo a volontario. Un milione di dollari la somma della cauzione che è stata fissata per tutti.

Un piccolo passo verso la giustizia ma questo non vuol dire che le discriminazioni, profondamente radicate negli Stati Uniti non preoccupino ancora. Da quando George Floyd è stato ucciso l’America ha preso fuoco. Ad accenderla, le proteste contro l’ennesimo gesto di prepotenza, razzismo che in questi giorni è tornato a colpire a causa di quanto accaduto a Minneapolis e che ha scosso il mondo intero. “Lasciami ti prego non riesco a respirare” diceva Floyd, l’uomo afroamericano, steso a terra, mentre il ginocchio e il peso del suo aguzzino, un uomo bianco, un poliziotto, gli stava a poco a poco togliendo la vita. Una brutalità insensata, una violenza gratuita nutrita dall’ingiustizia, da un senso di superiorità, per una divisa, per il colore della pelle, alla quale l’umanità deve dire basta una volta per tutte. Un’ umanità impoverita dal buio calato sulle coscienze di chi ha guardato senza intervenire, filmando la morte, indifferente a quell’abuso di potere.

In rivolta diverse città americane. Cortei e manifestazioni, spesso accompagnati da scontri e vandalismi, si sono svolti da New York a Washington Dc, da Los Angeles ad Atlanta, da Boston a Chicago, da Seattle a Columbus e ovviamente a Minneapolis. Una decina di stati hanno mobilitato la guardia nazionale, coprifuoco in 25 città. Stato di emergenza nella contea di Los Angeles, mentre tafferugli si sono registrati intorno alla Casa Bianca. Migliaia le persone arrestate dall’inizio delle proteste. 

Ancora una volta il razzismo è la scintilla che fa scoppiare i tumulti, la rabbia che si sfoga e che porta violenza e altra rabbia. A propagarla, ad alimentare il clima di intolleranza ci sono poi i tweet, quelli del presidente Trump, “si inizia a sparare, grazie!”, aveva scritto qualche giorno fa, affidando al social le sue intenzioni per fronteggiare la rivolta. 

Il razzismo negli Usa non appartiene al passato, è un pericolo reale e attuale che deve essere affrontato con decisione, indignazione per questa ed altre morti, che mostrano un totale disprezzo per la vita e per la dignità del popolo di colore. Questo il messaggio dei manifestanti scesi in strada in segno di solidarietà. “Con la violenza puoi uccidere colui che odi, ma non uccidi l’odio” diceva Martin Luther King. Un invito a quello slancio verso la pace positiva che non è solo l’assenza di tensione, ma presenza di giustizia. Un invito che dovrebbe essere accolto, oggi più che mai.

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