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Coronavirus in Campania, la tenuta del sistema sanitario è buona

Coronavirus in Campania, nell'immagine è presente il Presidente della regione Vincenzo De Luca, nella consueta diretta del venerdì pomeriggio

Secondo Vincenzo De Luca la rete di strutture sanitarie reggerebbe bene la situazione Coronavirus in Campania. Nella consueta diretta del venerdì si è parlato sia di Covid-19 che di progetti futuri. Un appuntamento diviso in due momenti, che ha richiamato sulla pagina istituzionale del presidente circa 40mila utenti e prodotto più di 13mila commenti.

Dopo i primi minuti è vibrata la prima stoccata al governo, più nello specifico indirizzata al Ministro Lucia Azzolina e il Premier Giuseppe Conte e riguardante la riapertura delle scuole: «si poteva immaginare di aprire le scuole il 9 dicembre, chiuderle due settimane, poi riaprilre a gennaio? Non ci sono parole».
Da quanto emerso nell’ultima riunione tra governo e regioni è più probabile che il ritorno integrale tra i banchi avverrà a gennaio, non senza prima esplorare i dati del contagio.
Nella diretta nessun cenno al nuovo Dpcm del 3 dicembre 2020 che disciplinerà il periodo natalizio. Nessuna anticipazione su un passaggio della Campania da zona Rossa ad arancione, o addirittura gialla.

Quella degli ispettori inviati in Campania è stata una “cialtronata”

Su quest’ultimo punto De Luca ha puntato il dito contro il Ministero della Salute. Da giorni si legge che il repentino passaggio dalla zona gialla a quella rossa è scattato – oltre all’analisi dei dati –  a seguito di una visita da parte di ispettori inviati dal ministero. Secondo le parole del Presidente: «la campania non ha ancora avuto una copia delle relazioni». L’iniziativa è stata definita una «cialtronesca e opportunistica, presa per dare soddisfazione per quelli che erano impegnati nell’aggressione contro la Campania».

Tornando ai dati: quasi 25 mila tamponi molecolari vengono effettuati ogni giorno. Le terapie intensive sarebbero state raddoppiate e gli altri posti letto, nel complesso, reggerebbero la situazione.
Recente oggetto di critica sono stati i bandi per richiamare personale sanitario verso le zone più a rischio. Su due bandi nazionali e uno regionale la Campania avrebbe attirato un numero irrisorio di personale sanitario: Solo 85 medici generici dai due bandi nazionali e 158 da quello regionale, di cui 3 anestesisti. Numeri diversi da quelli attesi «avevamo chiesto 600 medici e 800 infermieri» ha ribadito il presidente.

Non è mancata lacritica al sistema di zone colorate. Il lockdown in zona rossa è diverso rispetto a quello vissuto in primavera, ciò comporta un flusso di persone che per diversi motivi scende in strada e si sposta. La conseguenza è quella di organizzare controlli continui e rigorosi, su questo De Luca ha commentato: «Il livello dei controlli è praticamente uguale a zero. Parlare di zona rossa in queste condizioni fa indignare».

Coronavirus in Campania, spazio all’edilizia sanitaria

La seconda parte dell’appuntamento del venerdì si è concentrata sul futuro. Diversi milioni di euro da muovere per interventi di edilizia sanitara su quasi tutto il territorio regionale. Particolare attenzione per i 65 milioni di euro indirizzati alla costiera sorrentina allo scopo di realizzare di un ospedale unico «entro la metà del 2021 avremo il progetto esecutivo e forse anche la gara per la realizzazione». Stesso piano per Sessa Aurunca, in Provincia di Caserta: dovrebbe sorgere il nuovo ospedale destinatario di altri 65 milioni di euro.
Non di minor valore i lavori annunciati per l’ammodernamento di tutto il sistema ospedaliero regionale, che secondo De Luca avvierebbe lavori per oltre 1 miliardo e 300 milioni «in tre anni avremo la rete dei ospedali più moderna d’Italia».

Oltre ad aggiornamenti sulla situazione Coronavirus in Campania si è parlato di tutta una serie di finanziamenti che riguarderanno infrastrutture, fondi europei, progetti esecutivi e politiche sociali. Base di tutto questo è l’obiettivo cardine di questo quinquennio di amministrazione: il lavoro. Non senza passare due punti cruciali, la sburocratizzazione dei processi amministrativi e la totale informatizzazione della pubblica amministrazione regionale.

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