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Caso Tiziana Cantone: spuntano 100 nomi che finiscono sotto la lente della giustizia

Tiziana Cantone, la foto ritrae la giovane di Mugnano morta il 13 settembre 2016

Nomi di professionisti e forze dell’ordine emergono dai dispositivi elettronici di Tiziana Cantone, un mondo di relazioni che potrebbe chiarire la morte della giovane di Mugnano (NA) morta il 13 settembre 2016.
La triste storia di Tiziana ha un nuovo capitolo, anzi, due se si seguono le orme degli atti : omicidio il primo, frode processuale il secondo.

Andiamo con ordine. L’ultima novità riguarda il lavoro svolto dai tecnici di Emme-Team, un gruppo di studi legali con sede a Chicago che si concentra sui casi di revenge porn, cioè la diffusione non autorizzata di materiale che ritrae i protagonisti in atteggiamento intimo.
I tecnici sono riusciti a far emergere una storia inedita riguardante il caso Cantone, precedentemente licenziato come suicidio. Dai dispositivi elettronici della giovane sono emersi 100 nomi, una rubrica in cui ci sono anche professionisti e forze dell’ordine, un mondo, apparentemente fatto di punti scollegati, che ricalcherà la rete di relazioni.

Alla ricerca di chi ha diffuso il video di Tiziana Cantone

Ed è proprio in questa rete che gli investigatori cercheranno la verità, a partire da chi ha diffuso il video dove la giovane era in atteggiamenti intimi, finito nel tritacarne della rete e della gogna mediatica. Quella gogna che, in un modo o nell’altro, ha spinto la giovane alla morte.

Altresì ad attirare l’attenzione è stato un accesso avvenuto con un numero di telefono non autorizzato e la geo-localizzazione di dove cio è avvenuto. L’ipotesi che qualcuno abbia manomesso gli apparecchi, presi dopo la morte della giovane, aprirebbe la pista per la frode processuale.

Dall’altro punto si ritorna al 13 settembre 2016, giorno in cui Tiziana è stata rinvenuta senza vita nella taverna di una casa di Mugnano.
Le prime persone a soccorerla sono state la madre, la zia e lo zio. Con una pashimna avvolta al collo l’idea dell’impiccacione è quella che ha convinto il grande pubblico per oltre quattro anni ma il racconto dei familiari ha lasciato dei punti oscuri che oggi assumono un nuovo valore. Perché proprio sulla pashimna sono state trovate tracce biologiche maschili, non riconducibili allo zio.

E l’ipotesi di omidicio inaugura un nuovo filone di notizie e approfondimenti e apre un nuovo faldone presso la Procura di Napoli Nord.

 

 

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